Ha chiuso la compagnia aerea ungherese Malév PDF Stampa E-mail

Malev (anzi, Malév, come si dovrebbe scrivere) era nata dopo la guerra su iniziativa ungro-sovietica. Era la compagnia di bandiera ungherese, che può comunque contare su altri vettori aerei, ed era stata privatizzata alcuni anni fa. Tra i soci, al 49% c’era quel personaggio di Boris Abramovich, il multi-miliardario russo che è ben conosciuto anche in Europa. La Malev è andata giù per un problema di debiti da ripianare, affari che non giravano, economie di scala che non scalavano e costi che invece scalavano eccome. Non era una compagnia aerea piccola: 22 aerei in linea, altri 19 in ordine (tutta roba per il corto e cortissimo raggio, comunque: Boeing B-737, Dash 8 Q400 di Bombardier e un po’ di Superjet 100 di Sukhoi-Alenia in ordinativo) e circa 2.600 dipendenti.

Cosa succede in questi casi? Intanto il giudice ungherese si prenderà cura, secondo le locali leggi sul fallimento, della situazione di Malev: amministrazione controllata oppure chiusura con la conseguente liquidazione dei beni di proprietà e dei pagamenti ai creditori. Sono stati proprio questi ultimi, soprattutto quelli all’estero, ad aver creato il problema. Avevano perso completamente fiducia nella solvibilità dell’azienda e avevano cominciato a richiedere pagamenti anticipati dell’uso delle strutture aeroportuali e del carburante per il rifornimento. Come ha dichiarato il premier ungherese Viktor Orban, due aerei erano rimasti bloccati nei giorni scorsi a Tel Aviv dopo che il fornitore si era rifiutato di dare il carburante se non vedeva prima i soldi. Intanto ILFC, la più grande società di leasing di aerei di linea per vettori internazionali, sta già provvedendo al rimpatrio di nove velivoli: in un paio di giorni al massimo saranno tutti negli hangar irlandesi dove ha sede la società.